Ci risulta difficile digerire l’etichetta di occupanti a cui soggetti diversi ricorrono, di volta in volta, nel tentativo di ostacolare il progetto S.A.L.E.
L’ultimo attacco gravissimo viene direttamente dall’Academia di Belle Arti la quale ci accusa di aver sostituito la serratura del magazzino n.3.
Falso, non avevamo bisogno di sostitire alcunchè visto che la nostra presenza all’interno di quello stabile non era il frutto di un’azione illegale, ma si inseriva all’interno di un percorso auspiato dal Comune di Venezia e concordato con l’Accademia stessa, per l’assegnazione temporanea dello spazio del magazzino n.2. Inoltre la gestione del magazzino da parte dell’Accademia si è rivelata in questi mesi talmente superficiale e approssimativa che viene da chiedersi con quali chiavi abbiano cercato di entrare.
L’Accademia (come appariva fino a pochi giorni fa) poteva decidere di stare all’interno di questo percorso che, ricordiamolo, si fonda su di un progetto annuale di mostre, seminari e workshop regolarmente presentato dal gruppo S.A.L.E., oppure poteva decidere di creare ostacoli pretestuosi affinchè la situazione degenaresse.
Il fatto gravissimo è che un’istituzione universitaria come l’Accademia decida di affrontare i temi posti dal nostro progetto culturale attraverso il ricorso alla magistratura e alla forza pubblica.
Entriamo nel dettaglio e vediamo solo una delle condizioni che l’Accademia ci poneva per l’utilizzo temporaneo del capannone loro assegnato.
Il direttore Montanaro ed il presidente Benzoni vincolavano la prosecuzione del dialogo al divieto imposto al S.A.L.E. di organizzare qualsiasi tipo di evento espositivo all’interno del magazzino n.3. Difficile poter accettare tale ingiunzione per un gruppo che fa delle arti visive una delle colonne portanti del proprio disegno. Difficile anche pensare che il soggetto che pone tale condizione sia realmente interessato ad una collaborazione. Pare piuttosto che la loro priorità fosse quella di recuperare il monopolio di uno spazio di cui, è bene ricordarlo, ignoravano di aver ottenuto la concessione d’uso ufficiale fino al momento in cui non ne abbiamo proposto l’utilizzo.
Infine sottolineamo due aspetti.
1)    La nostra presenza all’interno del magazzino numero tre era temporanea, non avevamo in mente di rubare spazi all’Accademia. Anzi, ad ottobre avevamo già fornito a studenti di quell’istituzione la possibilità di esporre (differentemente dalla loro scuola) e avremmo reiterato questa possibilità a partire dal primo dicembre con Open#0, mostra collettiva aperta a tutti i giovani artisti del territotio e non.
2)    Non siamo, né ci interessa essere, una birreria, una discoteca. Riteniamo che i momenti di socialità proposti dal S.A.L.E. non siano in contraddizione con lo spirito culturale del progetto, ma che siano una necessità per mantenre vivo lo spazio. Né giovedì né venerdì sera si sono svolte attività musicali fino a tarda notte.
Ribadiamo l’esitenza di un programma di iniziative artistiche e culturali che abbiamo già depositato in comune e in Accademia. Chiunque sia interessato a prenderne visione, può rivolgersi a noi direttamente e verrà fornita una copia.
Molte sono le iniziative a cui già abbiamo dato vita, ne citiamo alcune: Lost in Production: mostra di arti visive e street art con annessi dibattiti, conferenza di Jimmie Durham, artista statunitense, seminario di Uninomade su arte e dispositivi di controllo.
Infine, durante le ultime giornate incriminate, quelle in cui, secondo l’Accademia, avremmo violato presunti patti, anora in via di definizione, gli spazi del S.A.L.E. hanno visto l’inizio di un workshop di grafica a cura di !ZA!Revue e la presentazione del romanzo Cosa Cambia, di Roberto Ferrucci.
S.A.L.E.